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意语阅读:《木偶奇遇记》1

文章作者 网络论坛发表时间 2007:06:27 09:19:55
来源 百外雅思网

1. Come andò che Mastro Ciliegia, falegname, trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino

Mastro Ciliegia

Cera una volta...

"Un re!" diranno subito i miei piccoli lettori.

No, ragazzi, avete sbagliato. Cera una volta un pezzo di legno.

Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che dinverno si mettono nelle stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.

Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di un vecchio falegname, il quale aveva nome mastrAntonio, se non che tutti lo chiamavano maestro Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.

Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto e dandosi una fregatina di mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:

"Questo legno è capitato a tempo: voglio servirmene per fare una gamba di tavolino."

Detto fatto, prese subito lascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo, ma quando fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentì una vocina sottile che disse raccomandandosi:

"Non mi picchiar tanto forte!"

Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!

Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e non vide nessuno! Guardò sotto il banco, e nessuno. guardò dentro un armadio che stava sempre chiuso, e nessuno. guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno. aprì luscio di bottega per dare unocchiata anche sulla strada, e nessuno! O dunque?...

"Ho capito", disse allora ridendo e grattandosi la parrucca, "si vede che quella vocina me la sono figurata io. Rimettiamoci a lavorare."

E ripresa lascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno.

"Ohi! tu mhai fatto male!" gridò rammaricandosi la solita vocina.

Questa volta maestro Ciliegia restò di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana. Appena riebbe luso della parola, cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento:

"Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?... Eppure qui non cè anima viva. Che sia per caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino? Io non lo posso credere. Questo legno eccolo qui. è un pezzo di legno da caminetto, come tutti gli altri, e a buttarlo sul fuoco, cè da far bollire una pentola di fagioli... O dunque? Che ci sia nascosto dentro qualcuno? Se cè nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora laccomodo io!"

E così dicendo, agguantò con tutte due le mani quel povero pezzo di legno e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della stanza.

Poi si messe in ascolto, per sentire se cera qualche vocina che si lamentasse. Aspettò due minuti, e nulla. cinque minuti, e nulla. dieci minuti, e nulla!

"Ho capito", disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi la parrucca, "si vede che quella vocina che ha detto ohi, me la sono figurata io! Rimettiamoci a lavorare."

E perché gli era entrata addosso una gran paura, si provò a canterellare per farsi un po di coraggio.

Intanto, posata da una parte lascia, prese in mano la pialla, per piallare e tirare a pulimento il pezzo di legno. ma nel mentre che lo piallava in su e in giù, sentì la solita vocina che gli disse ridendo:

"Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo!"

Questa volta il povero maestro Ciliegia cadde giù come fulminato. Quando riaprì gli occhi, si trovò seduto per terra.

Il suo viso pareva trasfigurato, e perfino la punta del naso, di paonazza come era quasi sempre, gli era diventata turchina dalla gran paura.




 
         

  

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